La proposta da me indicata nell’ultima colonna a destra del prospetto, potrebbe essere così articolata :
il tecnico redige la perizia dei danni (con adeguamento degli edifici al rischio sismico), e compila il capitolato dei lavori secondo il prezzario regionale ;
il capitolato redatto dal tecnico viene controllato e vistato da un Revisore contabile e da un funzionario pubblico;
il contributo viene versato direttamente all’impresa esecutrice dei lavori secondo stati di avanzamento redatti dal direttore dei lavori, vistati dal Revisore
per i condomini, l’amministratore di condominio deve attestare, in calce allo stato d’avanzamento, di avere le risorse finanziarie sufficienti alla liquidazione del credito maturato dall’impresa, per la parte non coperta da contributo statale; lo stato d’avanzamento, redatto dal direttore dei lavori, viene vistato dal Revisore, il quale deve verificare anche l’attestazione dell’amministratore;
la legge prevede gli onorari massimi per progettisti, direttori dei lavori e revisori, secondo scaglioni di importi
il tecnico ed il direttore dei lavori vengono nominati dal proprietario o, in caso di condominio, dall’amministratore, mentre il revisore viene indicato dall’ordine professionale, in modo tale da assicurare la rotazione degli incarichi; tutti i professionisti , compresi gli amministratori di condominio, devono stipulare assicurazione per rischio professionale per un massimale adeguato, durata decennale
per i centri storici, gli amministratori dei consorzi obbligatori provvedono a tutti gli adempimenti previsti per gli amministratori condominiali;
i danni ai beni mobili delle attività produttive vengono valutati da professionisti, che redigono le perizie asseverate con giuramento.
La copertura finanziaria dei contributi necessari potrebbe essere assicurata mediante un mix di interventi (tassa di scopo, emissione di titoli pubblici di durata poliennale - “Tremonti sisma” - , finanziamenti comunitari e internazionali, adozione di monumenti da parte di altri Stati
Personalmente ritengo che tutto il dibattito sulla zona franca urbana serva soltanto a distogliere l’attenzione dal vero problema del nostro terremoto; la nostra città, anche sotto il profilo elettorale, conta pochissimo e, quindi, le risorse per essa disponibili sono poche (nonostante le parole ed i tanti proclami televisivi)
Le aziende e gli studi hanno perso gran parte del loro patrimonio (immobili, attrezzature, scorte, avviamento, clientela); dovendo scegliere (visto che i fondi non sono illimitati) sarebbe molto più utile erogare contributi a fondo perduto per ricostituire ciò che è stato danneggiato dal sisma piuttosto che introdurre detassazione di utili che, allo stato in cui si trova attualmente tutto il tessuto economico, non verrebbero mai conseguiti
La zona franca potrebbe invece servire ad indirizzare lo sviluppo economico-sociale della nostra città, prevedendo sgravi , anche fiscali, solo per alcuni settori economici, allo scopo di evitare quelle forme di saccheggio e di elusione cui abbiamo assistito in passato
I settori su cui puntare, a mio modo di vedere, sono quello turistico, quello universitario, quello ambientale (riciclaggio e smaltimento di rifiuti, produzione energie alternative)
Il sisma può essere anche un’occasione di sviluppo di un settore che, per ciò che abbiamo imparato a nostre spese, è cruciale per tutta l’Italia ; studio del territorio, indagini geologiche, valutazione del rischio sismico, studio degli effetti del terremoto, applicazione nel settore edilizio per garantire maggiore sicurezza
Penso che prima della conversione in legge del decreto 39 abbiamo il dovere di tentare di far modificare l’impianto legislativo; dopo la conversione, sarebbe tutto più difficile
Per far ciò, dobbiamo agire subito in più direzioni; fare proposte serie e credibili, coinvolgere i parlamentari aquilani, organizzare manifestazioni ed assemblee pubbliche che abbiano risonanza nazionale, indire conferenze-stampa, inserzioni su giornali e su siti d’informazione internet
gianni leonio
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